martedì 6 marzo 2018

Programma apertura dell'anno della DOMUS MAZZINIANA a Pisa




Apertura dell'Anno della DOMUS MAZZINIANA PISA ( 9 - 11 marzo 2018)
Celebrazione del 146° Anniversario della morte di Giuseppe Mazzini

Venerdì 9 marzo
h.12 Conferenza stampa per la riapertura della Domus Mazziniana
h.15-18 Apertura al pubblico della Domus 
h:16,30 Visita guidata a cura del Direttore Dott. Pietro Finelli

Sabato 10 marzo
Mattino - in piazza Mazzini cerimonia di posa della corona al monumento a Mazzini
h.9-13 Apertura al pubblico della Domus
h.11 Visita guidata a cura del Direttore dott.Pietro Finelli
Pomeriggio 
h.15 Ricevimento dei partecipanti e breve visita guidata della Domus
h.16 Ricollocazione della chitarra di Mazzini  e cerimonia di scopertura targa commemorativa
Trasferimento alla GIPSOTECA di Arte Antica dell'Università - Piazza San Paolo all'Orto
h.17 Saluti istituzionali
h.17,30 Marstro liutaio Federico Gabrielli:Conferenza sul restauro della chitarra di Mazzini
h.18 Concerto per chitarra del Maestro Marco Battaglia "Sola favella comune a tutte le Nazioni"
h.19,15 Rinfresco

Dato il numero limitato dei posti alla Gipsoteca, è obbligatoria la prenotazione entro venerdì 9 marzo a: finellipietro@gmail.com

Domenica 11 marzo
h.10 - 13 Apertura  straordinaria al pubblico della Domus
h. 11 - Laboratorio per bambini
h.11,30 Visita guidata
h.15 - 17 Apertura straordinaria a l pubblico della Domus
h.16 Visita guidata

lunedì 19 febbraio 2018

Coordinamento Lombardo A. M. I. - Verbale della riunione di sabato 17.2.2018 a San Martino della Battaglia

Associazione Mazziniana Italiana
Coordinamento Lombardo A. M. I.
Verbale della riunione di sabato 17.2.2018
a San Martino della Battaglia

Presenti le delegazioni di:
Bergamo
Brescia
Mantova
Milano
Monza
Varese

Alle ore 10.00 Paolo Moschini guida la visita al Museo e alla Torre, fornendo suggestive spiegazioni.


Alle ore 12.15 ci si trasferisce in una sala della Trattoria Italia dove prendono la parola alcuni iscritti.


Gianna Parri (Monza) presenta l’ing. Giuseppe Manzi, nuovo iscritto alla sezione di Monza.

Carlo Manzoni (Varese) ricorda l’attualità dei valori mazziniani:  rispetto del prossimo, giustizia sociale, responsabilità sociale, responsabilità del cittadino, del Paese e delle imprese.  Ricorda che la responsabilità aiuta a progredire.  Occorre quindi informarsi ed essere educati.

Pierantonio Volpini (Bergamo)  fa presente che esistono responsabilità individuali e collettive.  Occorre sviluppare l’educazione in generale e, in particolare, quella scolastica.  Diffondere anche la Costituzione Italiana e l’educazione civica.

Luigi Gualtieri (Mantova), insegnante di musica, fa presente che la storia deve essere ripresa dalle scuole.  Fa presente che lui sta già lavorando in questo senso.  Sostiene che occorre anche collaborare con altre associazioni.  Occorre creare una rete con proposte finalizzate a entrare nelle scuole, facendo progetti.

Roberto Gervasini (Varese) ricorda che due scuole di Varese sono già intestare a Francesco Daverio e a Ernesto Cairoli.  Occorre lavorare sulla formazione degli alunni di scuola media.  Propone una gita scolastica a Groppello Cairoli, cui dovrebbero seguire altre gite di argomento risorgimentale.  Propone anche di istituire concorsi a premi per coinvolgere maggiormente gli studenti.

Gianna Parri (Monza) propone di coinvolgere le scuole prospettando le possibilità di lavoro e di collegamento con la vita reale.

Paolo Lombardi (Brescia) propone di creare una rete di relatori specializzati su precisi argomenti, che possano agire in diversi luoghi e scuole.

Giorgio Beccaceci (Milano) riferisce sulla passata visita a Groppello Cairoli, con dono di una iscrizione all’A.M.I. .
Paolo Lombardi (Brescia) propone di riscrivere “I doveri dell’uomo” di Mazzini in italiano moderno.  Poi diffondere ai ragazzi di oggi.

Giorgio Beccaceci (Milano) propone di creare un documento A.M.I. da diffondere ai giovani, dopo averlo sottoposto all’approvazione del presidente nazionale Mario Di Napoli.


Carlo Visco Gilardi (Monza), ex presidente A.M.I. di Milano, ricorda la situazione economica, difficilmente sostenibile, da lui ereditata ai suoi tempi.  Propone di realizzare poche iniziative, ma concrete.


Alle ore 13.30 ci si trasferisce nella sala da pranzo, dove ha luogo il convivio sociale.  Alla fine, ciascuno fa rientro alla propria sede.

domenica 18 febbraio 2018

"Comunicazione" della sezione di Mantova riguardante le spoglie di Vittorio Emanuele III

Abbiamo ricevuto dalla sezione A.M.I. di Mantova

ALBUM FIGURINE . 1861 Centenario dell'Unità d'Italia 1961

Ho trovato in rete questo bellissimo album di figurine


Indirizzo di dove vedere tutto l'album

Sfogliatelo potrebbe essere uno strumento per spiegare ai ragazzi delle 
scuole elementari i valori del risorgimento italiano




martedì 17 ottobre 2017

Comunicato della Direzione nazionale dell’A.M.I., riunita a Firenze il 15 ottobre 2017

C O M U N I C A T O

La Direzione nazionale dell’A.M.I., riunita a Firenze il 15 ottobre 2017,

prende atto che la riforma elettorale che il Parlamento sta per varare non soddisfa pienamente l’esigenza di recuperare il rapporto tra eletti ed elettori ne’ contribuisce in modo significativo a delineare la governabilità post-elettorale.
In ogni caso, quale che siano le norme di voto, la crisi italiana deriva principalmente dall’inadeguatezza dell’offerta politica.
Auspichiamo pertanto che in vista dell’imminente scadenza elettorale le forze politiche si assumano le proprie responsabilità di costruire il futuro del Paese lasciando da parte gli interessi di parte e le sterili polemiche.
Occorre riempire il vuoto culturale che caratterizza gli attuali schieramenti bravi soltanto a rincorrere le ansie e le paure popolari senza concentrarsi sulle vere sfide della società contemporanea come il lavoro, l’ambiente, la formazione e l’innovazione.

Un esempio di tale inadeguatezza è dato dalla contrapposizione sul cosiddetto “ius soli”, una legge doverosa e tardiva che dovrebbe essere approvata nella piena consapevolezza della necessità di costruire un progetto di cittadinanza repubblicana e laica. Invece, l’opposizione confonde il tema con la delicata questione migratoria e la maggioranza di governo sembra più preoccupata di compiacere il Vaticano che di creare le condizioni per attuare la riforma.

L’Europa, scossa non solo dagli attacchi terroristici ma anche dalla Brexit ed ora dal referendum catalano nonché dall’esito delle elezioni tedesche che hanno ridato fiato al nazionalismo al pari degli altri Paesi dell’Est, ha bisogno di un’Italia forte ed assertiva che porti avanti le istanze federaliste almeno in parte evidenziate dal nuovo presidente francese.

Dobbiamo scrollarci di dosso le pulsioni egoistiche del Nord, le nostalgie neoborboniche del Sud, i rigurgiti neofascisti, i condizionamenti criminali. Dalle prossime elezioni deve quindi uscire un quadro politico all’altezza della situazione per lavorare agli Stati Uniti d’Europa rifondando su nuove basi l’edificio comunitario.
Tocca ai cittadini impegnarsi ben prima dell’esercizio del diritto di voto: occorre infatti una riappropriazione della politica che sottragga le leve dei partiti ai gruppi di potere ed ai capi carismatici per riportarli nell’alveo del metodo democratico dell’art. 49 della Costituzione.

Riprendiamo le fila del disegno repubblicano mazziniano in cui il popolo su fa stato per diventare protagonista della democrazia.

Firenze, 15 ottobre 2017

mercoledì 4 ottobre 2017

Documento approvato dalla sezione di Brescia circa il referendum regionale.


Sezione di Brescia (BS) Giuseppe Mazzini Via Tosio, 10 – 25121 Brescia


L'Associazione Mazziniana di Brescia contesta radicalmente i provvedimenti a mezzo dei quali sono stati indetti i referendum nella Regione Veneto e nella Regione Lombardia per il giorno 22 ottobre 2017 e quelli che ne hanno disposta l'attuazione. Contesta alla radice lo strumento referendario per come in questo caso utilizzato e per la strampalata posizione politica che lo supporta. Tali referendum sono anzitutto completamente inutili, dal momento che si vorrebbe un mandato popolare a favore del Presidente della Regione al fine svolgere una attività, cioè imbastire trattative con lo Stato per ottenere maggiori forme di autonomia all'interno di un percorso stabilito e condiviso, che la Costituzione già gli riconosce ai sensi dell'art. 116.

Tale inutilità confessa, peraltro, una completa insipienza politica in chi li ha proposti, dal momento che rende semmai evidente come i Presidenti della Lombardia e del Veneto, con i Consigli Regionali che hanno deliberato, non sono stati in grado di ottenere lo stesso risultato coi mezzi a loro disposizione, non hanno cioè finora svolto il mandato che gli elettori dovrebbero avere loro conferito con l'elezione alla carica presidenziale e consiliare. I referendum denotano inoltre misera scaltrezza e completa mala fede, poiché la rincorsa al voto popolare, che avrebbe semmai dovuto seguire il fallimento della ricerca di una intesa con lo Stato, non è stata preceduta da alcuna trattativa con lo Stato stesso al fine di ottenere tale maggiore autonomia, segno evidente del fatto che si è voluto ricorrere in ogni caso al referendum, perfino a costo di sopportarne la totale inutilità.

Anche la tecnica normativa seguita per indire i referendum è indice di scarsissimo contegno istituzionale. Basti pensare, ad esempio, al percorso a ritroso seguito dalla Lombardia sui contenuti del referendum stesso, se è vero che è stato approvato con delibere del Consiglio Regionale del febbraio 2015 e, a fronte della sua indizione nel maggio 2017 con decreto del Presidente Maroni con quesito assolutamente generico, solo nel giugno 2017 vi è la tardiva delibera del Consiglio Regionale che ha specificato quali contenuti e quali materie dovrebbero essere interessati da un referendum già indetto e con quesito già determinato. La Regione Veneto ha solo un quesito anch'esso generico ed indefinito, senza alcuna indicazione di quali materie dovrebbero essere toccate dalle iniziative regionali. Per non parlare poi delle modalità di svolgimento del voto, che non ne garantiscono assolutamente l'imparzialità e la regolarità.

Dunque, in tema di referendum una classe politica irresponsabile si balocca in quei maneggi da apprendisti stregoni che, lungi dal prediligere uno strumento che va utilizzato con cura e parsimonia democratiche in materie specifiche e ben determinate, ne sviliscono la funzione e lo rendono oramai, di fatto, un inflazionato e disaffezionato accessorio dei riti della politica. Con uno spreco di risorse, tra l'altro, che senza dubbio merita l'intervento dei cittadini affinché siano svolti accurati controlli di contabilità pubblica.

Come al solito, in Italia le questioni fondamentali e dirimenti, come possono essere quelle di un corretto e moderno rapporto tra enti territoriali e di una efficiente ripartizione di risorse all'interno di una equilibrata esaltazione delle autonomie, finiscono tutte in operetta. Allo stesso modo, perché in fin dei conti stiamo trattando lo stesso tema, nella farsa è franato quel ridicolo ed impossibile referendum sulla storia costituito dalla mozione approvata dal Consiglio della Regione Puglia il 4 luglio scorso per l’istituzione di una nuova giornata della memoria “atta a commemorare i meridionali morti in occasione dell’unificazione italiana”, beandosi di un contegno politicamente e storicamente irresponsabile.

Alla fine rimane che un istituto democratico essenziale e prezioso quale il referendum è stato piegato per dare sfogo ai capricci di una classe politica priva di dignità istituzionale, al solo ed unico scopo di irridere le istituzioni dandosi di gomito. Per questo motivo l'Associazione Mazziniana di Brescia ritiene di non contribuire a questi atti di dileggio istituzionale ed invita pertanto la cittadinanza a disertare le urne (od i “tablet”, sempre che si sappia dove effettivamente sono queste fantomatiche urne padane). 
Associazione Mazziniana di Brescia

sabato 5 agosto 2017

Comunicato emesso dall'A.M.I. a seguito della delibera approvata alcuni giorni fa dal Consiglio regionale della regione Puglia per istituire una giornata della memoria per "i meridionali morti in occasione dell'unificazione italiana" fissandone la data al 13 febbraio, giorno della caduta di Gaeta.



C O M U N I C A T O

L’Associazione Mazziniana Italiana
Esprime il proprio stupore e la propria indignazione

per l’approvazione da parte del Consiglio Regionale della Puglia di una mozione che istituisce ufficialmente una “Giornata della Memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia”.
Tale delibera, approvata in pieno clima estivo e senza nessun autentico dibattito che coinvolgesse l’opinione pubblica, la società civile e il mondo scientifico pugliesi e nazionali, costituisce un autentico colpo di mano finalizzato esclusivamente a soddisfare le minoritarie, ma rumorose, frange neoborboniche ed è espressione del pressapochismo con cui, troppo spesso, la classe politica e le istituzioni pubbliche affrontano i grandi nodi del dibattito storiografico, manifestando un interesse puramente strumentale e demagogico per la dimensione pubblica e civile della riflessione e della ricerca storica e più ampiamente scientifica.

In nome di una supposta e mai esistita Borbonia felix, e dei suoi presunti primati, la delibera del Consiglio regionale pugliese dimentica completamente il ruolo di protagonista avuto nel Risorgimento dalle province meridionali, dalla Rivoluzione napoletana del 1799 ai moti del 1820-21, al 1848, che ebbe a Palermo il proprio inizio europeo, sino all’impresa garibaldina che vide partecipare decine di migliaia di meridionali a fianco dei volontari provenienti da tutta Italia e non solo. Un’impresa che, vale la pena ricordarlo a chi così male conosce la storia italiana e meridionale, non si concluse, come per le altre regioni italiane, con l’annessione “alla monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele II” ma con la rivendicazione nei plebisciti dell’adesione all’“Italia Una e Indivisibile”.

Paradossalmente la mozione approvata, individuando nella caduta di Gaeta – che, per altro, non fu nemmeno l’ultima fortezza borbonica ad arrendersi – la propria data simbolo, non rende giustizia neanche alla causa che vorrebbe sostenere, riducendo le complesse ragioni sociali, politiche economiche e religiose che animarono il cosiddetto “Grande Brigantaggio” alla mera componente militare e legittimista.

Frutto ultimo di una stagione di superficialità e di spregiudicata manipolazione della Storia a proprio uso e consumo, questa “Giornata della Memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia” affonda le proprie radici nel terreno inquinato di un sudismo vittimista che non ha nulla a che vedere con la tradizione meridionalista che da Pasquale Villari a Gaetano Salvemini e Guido Dorso sino a Tommaso Fiore, Manlio Rossi Doria, Ugo La Malfa e Francesco Compagna ha sempre pensato alla questione meridionale come ad una grande questione nazionale, immaginando un Sud Mezzogiorno d’Europa, lontano da ogni chiusura identitaria e da ogni nostalgia reazionaria.

Fa appello

alla maturità dell’opinione pubblica, della società civile e del mondo scientifico pugliesi meridionali e italiani, perché rifiutino la logica rituale della rievocazione di una memoria che, in quanto tale, non può che essere soggettiva, limitata e di parte, e promuovano una nuova stagione di ricerca, riflessione e divulgazione storica, cui sin d’ora l’A.M.I. offre tutto il proprio supporto, sulla partecipazione delle province meridionali e in particolare della Puglia al Risorgimento, nella convinzione che se il dibattito storico non può sottrarsi alle ragioni della politica solo dalla buona Storia può nascere la buona Politica.

A tal fine promuove l’organizzazione di un primo momento di riflessione collettiva per il prossimo 18 ottobre, in ricordo del 18 ottobre 1794, quando il ventiduenne patriota repubblicano pugliese Emanuele De Deo venne impiccato, primo martire del Risorgimento, dal paterno governo borbonico.

Genova, 4 Agosto 2017